Due facce di una stessa lotta di liberazione. A proposito di un libro di Marco ...
A partire dagli anni settanta del Novecento è stato messo a nudo il legame tra antropocentrismo, nelle sue varie articolazioni e diramazioni, e olocausto animale, consentendo il delinearsi di quella corrente di pensiero, i cui prodromi possono senz’altro ravvisarsi in Nietzsche, che ha preso il nome di antispecismo per contrapporsi allo specismo, pregiudiziale ideologica secondo cui una specie (l’umana, appunto) presume di essere superiore alle altre e, di conseguenza, si conferisce l’attribuzione di diritti.
Da Peter Singer e Tom Regan in avanti il discorso antispecista ha finito per assumere maggiore spessore e consistenza arricchendosi di apporti e riflessioni provenienti da svariati ambiti disciplinari come, ad esempio, la neurobiologia, la filosofia, il diritto, la sociopsicologia.
Un contributo decisamente interessante giunge, a questo proposito, da Marco Maurizi che in “Al di là della natura. Gli animali, il capitale e la libertà” (pp. 237, Novalogos, 2011, € 22,00) si prefigge di ricondurre l’antispecismo ad un’ottica marxista, pur senza ignorare le aporie e le incomprensioni di matrice dichiaratamente antropocentrica che caratterizzano la visione di Marx e di Engels.
Ho appena pubblicato un libro, firmato assieme a Stefano Scabbio, presidente di Manpower, dal titolo La formula. Come passare dallo Stato gassoso allo Stato solido (Rubbettino), in cui, dopo un´attenta diagnosi su sei nodi fondamentali che si sono da



