Sono il deejay delle storie
Benvenuti. Un dato piccante: il 15 per cento degli utenti telefonici interrompe un rapporto sessuale per rispondere a una chiamata. Leggere, che è un modo per imparare a stare da soli, è diventato un atto contronatura in quest’epoca di crisi dell’attenzione. In qualche modo lo è sempre stato. Ma oggi viviamo immersi nel web e nelle sue reti sociali che creano dipendenza (la nuova solitudine), tra cellulari e computer che pesano come un quaderno e che hanno cambiato il nostro modo di osservare le cose e di stare da soli.
La mia soluzione high-tech per scegliere queste storie è stata la curiosità. Un bravo direttore cerca problemi, attenzione e memoria. È come un deejay che sceglie, mixa e produce conoscenza attraverso le storie che pubblica. È un deejay con delle pretese: vuole far scoprire quello che passa inosservato in una discoteca. Quasi tutte le storie sono state pubblicate in America Latina tra il 2010 e il 2011. Gli autori hanno in comune l’origine latinoamericana (con l’eccezione di Jon Lee Anderson) e il fatto di scrivere in spagnolo (Anderson compreso). Il resto è, più o meno, un elogio della dispersione.
Si incontravano ogni tanto ai party della ricca Manhattan e si erano conosciuti meglio alla Brown University, da lì era iniziata la loro storia. Il numero di aprile di Vanity Fair include un estratto del libro di Haag, in particolare racconta di un
Hai mica prodotto un libro multimediale?» «Un libro elettronico su Peschici? Ma no, no! Immagini, suoni, ho cercato di descriverli con lo scritto. Scrivendo.» «Ecco sì! Come faccio a rendere l'ambiente del paese, dimenticando del tutto il suo dialetto?
Come lei stessa ammette, il suo è un libro basato su idee scorrette e inappropriate. «Se una persona dice ai ragazzi: "potete anche non studiare", appare certamente scorretta. In realtà noi vogliamo che i nostri figli studino, però mi rendo conto che
Differenza d'età a parte, la sua voce, la retorica, il desiderio di parlare come un libro stampato sono tutte cose che lo rendono asessuato. Fu negli anni sessanta che lo stereotipo del nerd assunse la sua forma completa.