Nick Hornby. La mia biografia preferita
NessunoSe tornando a casa una banda di teppisti mi aggredisse in un vicolo buio e mi sbattesse contro un muro minacciando di gonfiarmi di botte se non gli dicessi chi è il mio scrittore preferito… Be’, io non glielo direi. Mi prenderei le botte, piuttosto che mortificare così il mio lungo e sofisticato rapporto con i grandi libri. Più invecchio e più mi sembra assurdo dare una risposta assoluta a questa o a qualsiasi altra domanda del genere.
Ma mettiamo che a quel punto i banditi rivelino di sapere dove abito e mi facciano capire che picchieranno i miei figli se non gli dico quello che vogliono sapere (forse ai lettori americani questa situazione sembra improbabile, ma dovete capire che qui in Gran Bretagna la letteratura suscita passioni violente. In fin dei conti l’abbiamo più o meno inventata noi). Anzitutto, farei un rapido calcolo: mio figlio di sette anni si difende bene, e scommetto che saprebbe cavarsela contro gente che dimostra un qualsiasi tipo di interesse, anche violento, per le arti. Se però i banditi fossero troppi, alla fine e a malincuore farei il nome di Charles Dickens.
Cosa ha causato il malore che ha stroncato il quarantacinquenne? Una lite iniziata male e finita peggio, nonostante l'autopsia escluda la morte violenta? Una rapina compiuta da qualche “amico” che conosceva la vita e la casa del professore?