Piero Angela, politiche per un altro mondo
, Inizia il colloquio di fine anno con Piero Angela, scrittore ma soprattutto autore di programmi televisivi dedicati alla scienza, alla storia e all’economia. Si chiude un anno difficile per l’Italia e tutto il mondo. La crisi sta cambiando il volto soprattutto delle civiltà occidentali. Forse se non è la fine del mondo prevista dai Maya, questo 2012 che sta per arrivare sarà un anno di grandi cambiamenti. Forse i Maya parlavano della fine del mondo antico, quello nato dall’impero romano in poi, e della nascita di un nuovo equilibrio globale chissà.
Ma quando parliamo di ambiente artificiale cosa intendiamo?
Intendiamo quel mondo che è passato, negli ultimi 150 anni, da una società agricola ad una industriale. Nel 1861 il 70% della popolazione lavorava nei campi. Ci si lavava poco, il bagno era fuori casa. Le donne passavano la giovinezza tra una gravidanza e l’altra. La mortalità era altissima pari a circa il 23% e l’analfabetismo era la regola, il 78% della popolazione era analfabeta con punte del 90%. La scienza e la tecnologia hanno cambiato completamente la nostra società. Nel XIX secolo la gran parte era analfabeta oggi abbiamo 10 milioni di nuovi studenti e solo 1 milione di nuovi insegnanti. Il nostro mondo oggi è composto da case, strade, autori TV, sale concerto, case editrici, professionisti, impiegati. Questo è un mondo complesso che richiede un’adeguata cultura mentre noi abbiamo una politica brevimirante che non si crea il problema di essere all’altezza del sistema complessivo. Non esiste più l’idea, per esempio, del valore legato al merito (cioè il saper fare bene il proprio mestiere). Si entra nel mercato secondo l’appartenenza all’area politica e così si è persa anche la fiducia. Ogni ecosistema umano è, in un certo senso, ’un pacchetto’ di pro e contro. Potremmo forse dire che non è importante se una società è arretrata o avanzata. E’ importante che sia adatta al suo ambiente, naturale o artificiale che sia. E per vivere bene in un ’ambiente’ occorre un software, anche politico, adeguato e compatibile con il livello di sviluppo. Se questo manca c’è il rischio di una crisi. Per fare un esempio è come essere su una macchina con un cruscotto con gli indicatori dei vari flussi e sistemi ( benzina, acqua,velocità etc.). Se noi non controlliamo il cruscotto o non rispettiamo i semafori che incontriamo rischiamo l’incidente. Questo succede anche nelle nostre società ’artificiali’ ed è per questo che oggi si parla molto di ’decrescita’ cioè di un rallentamento che permetta di mantenere i vantaggi che lo sviluppo ha consentito.
Ho appena pubblicato un libro, firmato assieme a Stefano Scabbio, presidente di Manpower, dal titolo La formula. Come passare dallo Stato gassoso allo Stato solido (Rubbettino), in cui, dopo un´attenta diagnosi su sei nodi fondamentali che si sono da
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Ma lavorare a un programma televisivo, costruirlo dal primo all'ultimo minuto, ha per uno scrittore qualcosa di irreale. "Vedrai che riusciremo" mi rispose Fabio, che aveva capito cosa si agitava nella mia testa e voleva in qualche modo