"Storie proprio così" di Rudyard Kipling
"Storie proprio così" di Rudyard Kipling Adelphi, 178 pp., 18 euro
Perché la Balena ha quella strana gola? Perché il Cammello ha quella strana gobba? Perché il Rinoceronte ha quella strana pelle? Perché il Leopardo ha quelle strane macchie… Tutto scritto con la maiuscola: perché si trattava dell’animale primevo, quasi idea platonica della specie. Gli elefanti, ad esempio, hanno il naso lungo perché all’Elefantino capostipite dell’omonimo racconto lo tirò un coccodrillo, nel tentativo (fallito) di farlo cadere in acqua per mangiarselo. I canguri hanno le gambe posteriori lunghe, perfette per saltare, da quando il Grande Canguro dovette scappare per tutto il continente australiano inseguito da un dingo. Gli armadilli ebbero origine dallo scambio di informazioni tra una tartaruga e un riccio, per sfuggire a un piccolo giaguaro che aveva confuso gli insegnamenti della mamma su come riuscire a vincere le loro difese… Quelle favole, spiegò Kipling nel presentare la prima edizione del 1902, le aveva scritte per far addormentare la sua primogenita Effie. Curiosi miti delle origini, corredati dei disegni dello stesso scrittore, che in epoca di affermazione del darwinismo giocavano con l’idea di evoluzione, prendendola un po’ in giro. La Balena ha quella strana gola perché un marinaio che aveva cercato di ingoiare gliela ostruì con una grata fatta con i resti di una zattera, un coltello a serramanico e un paio di bretelle; le macchie del Leopardo furono dipinte da un Etiope per aiutarlo a mimetizzarsi nella boscaglia, con gli avanzi della vernice nera usati dallo stesso Etiope per colorare anche se stesso; il Cammello ebbe la gobba dal Ginn (genietto) di tutti i deserti come punizione per essersi rifiutato di lavorare… “Storie proprio così”, perché la bambina non voleva che ne fosse alterata o omessa nemmeno una parola, altrimenti “sarebbe saltata su a ripristinare la frase mancante”. Tre anni prima, Effie era morta. Kipling non ne parla nella presentazione, ma la decisione di pubblicare queste favole, già sperimentate con gli altri figli e con i loro piccoli amici, va considerata un tributo dettato dal dolore paterno alla memoria della piccola per la quale erano stati scritti anche “Il libro della giungla” e “Kim”. La figura è adombrata in Taffimai Metallumai, piccola cavernicola protagonista di tre di queste storie: Di lei si racconta come inventò la prima lettera e poi l’alfabeto, anche se “la cosa più importante che imparò, e che non trasgredì mai, nemmeno senza volerlo, fu il Tabù Ferma Lì. Ed è questo il motivo per cui il suo papà la portò sempre dappertutto, dovunque andò”.