“Se io fossi…”/1 – Nichi Vendola
Non solo, però: deplora anche il narcisismo etico che ci ha fatto perdere quasi tutte le elezioni.La lettura mi servirebbe, credo. Mi interrogherei, forse con un po’ di disagio, prima di tutto sul linguaggio: per lo più paratattico, professorale, ma come m’immagino le lezioni universitarie in America, sequenze di concetti vestite di parole un po’ fredde. È distante dall’afflato poetico su cui sono germogliati i miei migliori discorsi. Ammetto che tuttavia è nitido, comprensibile. Magari potrei, alle volte, adottarlo?
Qui la forma è sostanza: infatti secondo la tesi centrale del libro noialtri politici buoni, che crediamo in un mondo migliore, continuiamo ad essere scavalcati dai campioni del becero perché guardiamo al grosso della società come ad una mandria di sciocchi deboli. Siamo così presi dalla supponenza di chi si crede giusto e resistente alle tentazioni che quando arriva il male, suadente e capace di parlare a tutti, esso porta a casa ammirazione e consenso, avvelenando i pozzi e dividendo la nostra magra schiera di eroi da tutti gli altri. È questa la forza del capitalismo nel suo lato deteriore: la furia omologante e consumista, di cui Berlusconi è solo un epifenomeno. Ah, se sapessimo solo chinarci sulle fragilità altrui, prima di tutto riconoscendo le nostre. Se sapessimo avere davvero rispetto per tutti, noi alfieri dell’uguaglianza.