Fare per pubblicare un libro - Infortunio - Un LIbro

Immigrati, nuova opportunità per l'integrazione: il libro è un passaporto

L'atmosfera natalizia avvolge tutta l'Italia regalando un po' di serenità a chi riesce a godersela, anche se i tempi sono un po' bui. Ma questo Natale non è stato uguale per tutti. A Firenze, lo scorso 13 dicembre, Gianluca Casseri, vicino al movimento neofascista "Casa Pound", ha ucciso tre senegalesi e poi si è tolto la vita durante un conflitto a fuoco con le forze dell'ordine. In Nigeria è tornata alla ribalta la lotta tra Islam e Cristianesimo: sono esplose varie bombe in alcune chiese provocando oltre trenta morti. Un Natale di sangue che accende una lampadina, quella della riflessione.

Riflettere sul mondo e sulle nostre città, capire perché gli immigrati vengono in Italia, se è vero che il razzismo esiste ancora, comprendere le dinamiche dei flussi migratori e compenetrarsi per cercare di cambiare punto di vista mettendosi nei panni di chi abbandona il proprio paese per cercare fortuna altrove. E capire quanto conviene all'Italia cambiare politica e concentrare le proprie forze per regolarizzare l'immigrazione. Finalmente incontro Cheik, entusiasta e con la voglia di conoscere il dettagli del suo viaggio. La sua storia è molto diversa da quella di Bay, e la cosa mi sorprende. Avendo parlato con molti immigrati, ormai credevo che per arrivare in Italia l'unica strada era quella della partenza in barca dalle coste del Nord Africa, delle lunghe permanenze in Libia in perenne attesa dei visti per partire regolarmente, degli sbarchi a "Lampa Lampa". Poi, con un po' di fortuna, si riusciva ad arrivare nello stivale e cominciava la trafila dei permessi di soggiorno scaduti, del lavoro precario e dei lunghi tentacoli della malavita con la loro illusione dei soldi facili. Cheik, invece, è venuto in aereo grazie all'associazione "Giovane Africa Edizioni", che edita la cultura africana, valorizza l'interculturalità e aiuta gli immigrati a regolarizzare la propria permanenza nel Belpaese. E Cheik, i libri della sua terra, li vende col sorriso sulle labbra e la gioia nel cuore. Il guadagno è di pochi euro ogni prodotto venduto, ma la vera opportunità è la tranquillità del viaggio, un lavoro e la sicurezza dell'integrazione. Praticamente, la realizzazione del sogno di ogni africano che desidera l'Europa. Chiacchierare con Cheik è un vero piacere. L'interculturalità è un valore tanto grande quanto sottovalutato. Purtroppo, si parla anche di argomenti spiacevoli, come l'omicidio di alcuni suoi connazionali a Firenze, argomento scottante della cronaca nazionale dell'ultimo periodo. E di qui, una disamina su quelle che sono le zone che gli sono sembrate più tolleranti. "Sono più buoni qui", dice riferendosi a Napoli. "Sono stato a Milano, Firenze, Palermo, Salerno, Roma, ma Napoli è davvero la migliore di tutte. Al Nord sono più razzisti, noi vendiamo libri, non facciamo niente di male, eppure molti non ci vedevano di buon occhio". E in effetti sono molto benvoluti nella zona in cui lavorano. Si appostano spesso all'esterno di una delle librerie più famose della zona ma nessuno dell'azienda ha mai avanzato problemi, cosa che in altre città gli è successa. "Cose come quelle successe a Firenze non devono accadere - mi ha detto. "Siamo tutti fratelli, perché anche se abbiamo la pelle di un colore diverso siamo tutti appartenenti al genere umano". "Giovane Africa Edizioni" rappresenta una possibilità concreta per i giovani africani di vivere onestamente e sfamare se stessi e le proprie famiglie vendendo la propria cultura. Un'opportunità per pochi, al momento, che però potrebbe trasformarsi in un modello per la corretta integrazione degli extracomunitari. Ma c'è, come sempre, un altro lato della medaglia assolutamente da non trascurare. Ci sono tante persone che muoiono cercando di arrivare in Europa attraversando il Mediterraneo, ormai tristemente noto per essere diventato il cimitero acquatico più grande del pianeta. Un continente dimenticato dal resto del mondo, dove le forze di polizia fanno il bello e cattivo tempo senza essere controllati da nessuno, picchiando e derubando coloro che scappano dai loro paesi verso la Libia, la Tunisia, il Marocco, nazioni dalle quali partono le imbarcazioni clandestine dirette in Italia e Spagna. E chi riesce a raggiungere la propria meta da clandestino, spesso, vive in condizioni disumane. Secondo gli ultimi dati Irpef, nel 2010 il 64,9 % degli immigrati ha versato circa 6 miliardi di euro, una media di 2.810 euro a testa. Una cifra minore rispetto a quella degli italiani (il 75,5 % paga l'Irpef, con una media di 4.865 euro a contribuente) ma comunque considerevole, che evidenzia alcune questioni spinose. Prima di tutto, quando c'è il denaro di mezzo, l'uguaglianza non viene mai messa in discussione - inutile ricordare episodi razzisti di vari esponenti del Governo, figli di un'ideologia malata che non fa altro che alimentare la xenofobia. Secondo, c'è ancora tanta precarietà nel mondo del lavoro e degli extracomunitari. In molti, anche se in regola, vivono ancora in uno stato di povertà. In ultimo, basta guardarsi intorno e provare a fare un rapido calcolo per capire quanto potrebbero aumentare le entrate nelle casse dello Stato se tutto il lavoro nero fosse regolarizzato. Una piaga che colpisce l'extracomunitario quanto l'italiano, che però fa leva sulla fame e sul bisogno più forte degli immigrati, disposti a lavorare anche per una manciata di euro al giorno. A prescindere dal colore della pelle o dalla provenienza geografica - africani, albanesi o italiani -, il lavoro nero in Italia è stimato intorno al 10, 3 %. Di solito, calcoli del genere sono sempre molto "ottimisti", a causa di alcuni vizi nel conteggio. Bisognerebbe aggiungere, ad esempio, tutti i clandestini che, per legge, in Italia non dovrebbero nemmeno esserci, eppure lavorano. In ogni caso, prendendo per buona l'ultima stima, è possibile arrivare alla somma che le casse dello Stato perdono a causa del lavoro nero. Prima, però, un po' di cifre - arrotondate per facilitare il calcolo - raccolte dagli ultimi dati Istat. Popolazione italiana: 60 milioni. Immigrati in Italia: 4,5 milioni. Media Irpef italiano/immigrato: 3800 euro circa. Calcolando il 10,3 % di lavoro nero, sono 6,6 milioni di persone che non pagano le tasse. Moltiplicando il numero per la media di Irpef ipotizzata, lo Stato perde più di 25 miliardi di euro. Ciò vuol dire che, in un periodo di crisi come quello attuale, non solo sarebbe importante creare posti di lavoro in più, ma, al posto di alcune decisioni impopolari, sarebbe una mossa socialmente ed economicamente arguta regolarizzare quello che già c'è ma sfugge agli occhi della legge. Sarebbe utile cominciare con più di controlli nei luoghi di lavoro con maggior rischio di evasione fiscale - come i cantieri e il settore dell'agricoltura -, in modo da combattere il lavoro nero e lo sfruttamento dell'immigrazione, considerata sempre di più come un problema da risolvere, una fonte di ricchezza - culturale ed economica -, invece, se valorizzata e regolarizzata.

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