'Quando ci batteva forte il cuore'
Tra poco più di un mese, il 10 febbraio, in tutta Italia ci saranno le celebrazioni per commemorare le vittime delle foibe e di tutti coloro costretti all'esodo. La data simbolica, è quella del Trattato di Parigi del 1947, quando i politici italiani, sconfitti, rinunciarono definitivamente all'Istria, a Fiume e alla Dalmazia, abbandonando al proprio destino i connazionali dell'est.
Stefano Zecchi, professore di estetica all'Università di Milano, dà un grande contributo alla memoria, con il suo 'Quando ci batteva forte il cuore' (Mondadori 2010). Pagine che toccano profondamente, che arrivano dritte all'anima, che commuovono.
Il romanzo, ambientato a Pola, narra la storia di un padre e un figlio in fuga dalla barbarie titina e di una madre testarda, che non si rassegna al passaggio della città alla Jugoslavia.
La pace tornata in Europa nel 1945 con la fine del conflitto, significa per gli istriani, dalmati e fiumani, ancora ingiustizia, dolore, morte.
Come il leader sardo, Nikita il rosso ha saputo introdurre nei palazzi del potere il vento popolare, le voci dei pensionati, le esperienza degli ultimi, i racconti dei pescatori, le storie dei bambini. Ha dato alla politica un volto umano,